lunedì 8 maggio 2017

No, non è un lavoro come un altro

 
 
Prostituzione e violenza
 

Il 1 maggio, nei pressi del mercato ortofrutticolo di Nocera Inferiore, è stata assassinata Gorizia Coppola, una donna che praticava la prostituzione. L'hanno accoltellata due giovani clienti di 18 e  di 23 anni che giudicavano intollerabile il suo rifiuto di consumare un rapporto sessuale gratuito a tre. [1]
Due clienti violenti, autori di femminicidi. Non gli unici.
Nella stessa zona, nell'agosto del 2016 è stata uccisa Nikolova Temenuzhka, nel 2010 Santina Rizzo, nel 2014 Maria Ambra, nel 2015  Alina Roxana Ripa e Mariana Tudor Szekeres. [2]
Non si tratta, ovviamente, di un fenomeno limitato al nocerino.
Il 25 marzo 2017 a Bologna la trentenne Ana Maria Stativa è stata assassinata da un cliente abituale che non voleva che se ne tornasse in Romania a trascorrere le vacanze di Pasqua. E' stata uccisa nella sua abitazione. [3]
Il 9 aprile, invece, a Lodi la colombiana I.A.C. di 65 anni è stata uccisa da un cliente che pretendeva gli fosse applicato uno sconto su una prestazione sessuale di 20 euro. L'uomo era già stato denunciato alla polizia in passato per maltrattamenti in famiglia. Due anni fa la moglie si era rivolta alle forze dell'ordine dopo essere stata picchiata e aver assistito a soprusi esercitati sui figli. Proprio per questo la donna aveva deciso di separarsi dal marito. Anche I.A.C., come Ana Maria Stativa, è stata accoltellata nel suo appartamento. [4]
L'idea che la pratica della prostituzione indoor (al chiuso) sia sicura, esente dal rischio di incorrere in gravi forme di violenza, è, infatti, smentita dai fatti, così come la convinzione che il regime giuridico della regolamentazione sia in grado di garantire condizioni di maggiore sicurezza a chi la esercita.
L'anno scorso nel breve periodo compreso tra il 6 ottobre e l'11 novembre in Germania sono state assassinate quattro donne in condizione di prostituzione. Gli omicidi sono stati perpetrati in un sex club, in un appartamento-bordello e su un camper. Tre delle donne assassinate erano migranti, proprio come quelle uccise nel nostro Paese. [5]
Al chiuso si commettono non solo femminicidi, ma anche altre gravi forme di violenza nei confronti delle prostitute. Ho già affrontato il tema in numerosi post. Qui riprenderò brevemente la questione, fornendovi qualche altro dato.
In Nuova Zelanda, il cui modello è tanto celebrato dalle nostre parti, la regolamentazione della prostituzione non ha prodotto alcuna riduzione della violenza nei confronti di chi la pratica. Secondo il rapporto  redatto dal governo nel 2008 “la maggioranza delle sex workers intervistate ha sostenuto che la decriminalizzazione della prostituzione poteva fare ben poco per ridurre la violenza esercitata” nell’ ambito dell'industria del sesso. [6]
Nel corso di un solo anno, nel periodo successivo alla regolamentazione, il 37,5% delle donne che si prostituiscono nei bordelli di questo Paese e il 29,1% di quelle che lo fanno nella propria abitazione ha subito coercizioni, è stata cioè costretta ad avere rapporti con clienti che non desiderava. [7]
Nel 2001 uno studio condotto da Church ed altri studiosi in tre città della Gran Bretagna ha  rivelato che oltre un quarto delle donne che esercitavano la prostituzione indoor aveva subito violenza dai clienti nel corso degli ultimi sei mesi. [8]
Un'altra ricerca effettuata a Londra da Kinnell ha registrato 385 episodi di violenza commessi  dal 2000 al 2005 nei confronti di 454 donne che si prostituiscono in spazi chiusi. Si trattava soprattutto di aggressioni sessuali (27%) e di rapine (63%) [9]
Ad essere colpite in misura grave dagli abusi sono anche le escort. Occupare la fascia gerarchicamente più elevata della prostituzione, infatti, non rende immune dalla violenza.
Una ricerca condotta da Alison Phipps sui messaggi online ricevuti dall'organizzazione inglese  Support and Advice for Escorts fra il 2007 e il 2009  ha  consentito di registrare 118 episodi di aggressione subiti dalle escort di questo Stato. Il 25% di loro è stata vittima di violenza fisica e sessuale, il 25% di rapina, il 30% di violenza fisica, di molestia sessuale e di stalking. Solo il 15% degli atti di aggressione sono stati denunciati alla polizia. [10]
Alla luce di questi dati (e avrei potuto riportarne anche altri) mi sembra alquanto azzardato equiparare la prostituzione a qualsiasi altro lavoro, come la cura dei bambini o il servire cappuccini in un bar. Nessun cliente ha mai ammazzato una barista perché non gli praticava lo sconto sul prezzo di una tazzina di caffé e nessun bimbo, per quanto pestifero, ha mai stuprato la babysitter.
E' accettabile - vi chiedo - un lavoro come la prostituzione che comporta rischi così gravi di violenza per chi la pratica?   E davvero essere femministe significa difenderne i clienti?
 
NOTE
1. http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2017/05/07/pagani-omicidio-della-prostituta/
2. https://www.liberopensiero.eu/2016/08/23/in-aumento-le-prostitute-uccise/
3. http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/03/26/news/prostituta_uccisa_a_bologna_confessa_un_cliente_non_volevo_andasse_via_-161475428/
4. http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/04/10/news/lodi_prostituta_uccisa_un_fermo-162630928/
5. Zobnina, Anna "Women, Migration, and Prostitution in Europe: Not a Sex Work Story," Dignity: A Journal on Sexual Exploitation and Violence: Vol. 2: Iss. 1, Article 1, 2017, p.4  http://digitalcommons.uri.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1015&context=dignity
6. New Zealand Government, Report of the Prostitution Law Review Committee on the Operation of the Prostitution Reform Act 2003, 2008, pp. 14 e 57 http://prostitutescollective.net/wp-content/uploads/2016/10/report-of-the-nz-prostitution-law-committee-2008.pdf
7. Ibidem, p.46.
8. Stephanie Church, Marion Henderson, Marina Barnard, Graham Hart, Violence by clients towards female prostitutes in different work settings: questionnaire survey, in <<British Medical Journal>> Vol..322, marzo 2001, pp.524-525 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC26557/
 9 Hilary Kinnell, Violence and Sex Work in Britain, Willan Publishing, UK, pp. 118 e 121
10. Alison Phipps, The Politics of the Body, Cambridge, Polity Press, 2012, cit. da Id., Violence against sex workers, in Lesley McMillan and Nancy Lombard, eds., Violence Against Women, London, Jessica Kingsley Publishers, 2013, pp.87-102. Il saggio è consultabile online al seguente indirizzo: https://core.ac.uk/download/pdf/9836263.pdf Il dato che ho riportato è a pag. 7 del file Acrobat.

mercoledì 15 febbraio 2017

La Repubblica d'Irlanda è abolizionista

Ieri, 14 febbraio, il Parlamento irlandese ha approvato una legge che si ispira al modello nordico, in quanto abroga il reato di  adescamento che colpiva le prostitute e sanziona, al contrario, il comportamento dei clienti.
La Repubblica d'Irlanda entra così nel novero dei Paesi abolizionisti accanto alla Svezia, alla Norvegia, all'Islanda, all'Irlanda del Nord, alla Francia e al Canada (anche se la legge di quest'ultimo Stato non è, a mio parere, totalmente soddisfacente)

 

Qui sotto ho tradotto velocemente il comunicato stampa emesso da Ruhama, un'associazione abolizionista irlandese che da tempo si batte per il conseguimento di questo obiettivo.


COMUNICATO STAMPA

Ruhama accoglie con grande favore l'approvazione della legge che sanziona gli acquirenti di sesso e depenalizza chi lo vende.

 

Ruhama oggi (14 febbraio 2017) applaude all'adozione del Criminal Law (Sexual Offences) Act 2015.

In quanto associazione  che da 28 anni sostiene direttamente le donne vittime della prostituzione e della tratta, Ruhama  si batte da tempo per la promulgazione di una legge che ponga l'accento sulla domanda degli acquirenti di sesso come misura chiave per frenare l'espansione dello sfruttamento della prostituzione nella Repubblica d'Irlanda. L'associazione  è favorevole da anni anche all'abrogazione del reato di adescamento, al fine di trasmettere con chiarezza alla società il messaggio che nessuna persona deve essere criminalizzata per il fatto di essere sfruttata.

L'amministratrice delegata di Ruhama, Sarah Benson ha così commentato la nuova legge: "Ci complimentiamo con il Vice-Primo Ministro e Ministro della Giustizia Frances Fitzgerald per aver promosso l'adozione di misure significative per contrastare la domanda degli acquirenti di sesso,  i principali responsabili della perpetuazione del business del mercato del sesso. Senza domanda, non ci sarebbe offerta. Siamo ogni giorno testimoni delle terribili conseguenze della prostituzione e della tratta, che colpiscono le donne e le ragazze più vulnerabili di tutto il mondo, che vengono sfruttate nei bordelli irlandesi. Nel contempo, sopprimendo il reato di adescamento, si mostra con chiarezza lo spirito di questa legge: le persone che praticano la prostituzione non devono essere criminalizzate".

Sarah Benson ha proseguito: "Ruhama si impegnerà ora a vigilare sull'applicazione della legge e ad assicurarsi che venga rispettato il suo obiettivo di proteggere le persone sfruttate nell'ambito della prostituzione. Noi continueremo a collaborare strettamente e in modo costruttivo con le forze dell'ordine, come abbiamo fatto negli ultimi anni, al fine di perseguire gli sfruttatori della prostituzione, i trafficanti e ora gli acquirenti di sesso, garantendo nel contempo un sostegno più coerente e solidale alle persone che vendono sesso"

"In qualità di fornitrici di servizi alle donne colpite dalla prostituzione, siamo impegnate a continuare ad offrire la nostra ampia gamma di servizi gratuiti, anonimi e non giudicanti, che includono strumenti per uscire dalla prostituzione, se è questo che desidera la donna che si rivolge a noi. Noi continueremo anche a sviluppare e a migliorare la nostra collaborazione con i servizi esistenti dedicati alla salute sessuale, al fine di promuovere la salute sessuale delle persone che restano attivamente coinvolte nella prostituzione".

Infine, Sarah Benson ha dichiarato: "Questa legge è il punto culminante di molti anni di lotta, condotta in collaborazione con un'ampia schiera di altre ONG, di attiviste sopravvissute alla prostituzione e di organismi della società civile che si sono uniti alla nostra campagna Turn off the Red Light. Il processo che ha condotto alla promulgazione di questa legge è stato incredibilmente rigoroso, con la consultazione della  Commissione di Giustizia, con centinaia di presentazioni, di audizioni pubbliche, di ampi dibattiti sui media e in Parlamento, che sono confluiti nell'approvazione a larga maggioranza di questa legge nelle Camere del Dáil (dei deputati) e del Seanad (del Senato).

Il diritto irlandese comunica ormai un forte messaggio sociale: non è accettabile per una persona comprare l'accesso sessuale a un'altra persona. L'autonomia del corpo è un diritto umano, l'acquisto di sesso non lo è. Questa misura costituisce un passo avanti fondamentale per  raggiungere l'uguaglianza di genere in Irlanda, in un momento in cui il diritto umano delle donne a vivere libere dalla violenza e dallo sfruttamento è sotto attacco in altre parti del mondo".

 


 
 
 

giovedì 27 agosto 2015

Ancora su Amnesty e sulla violenza nei confronti delle prostitute


Vorrei  replicare alle parole di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International  intervistato da Laura, una delle blogger di Narrazioni Differenti.
In primo luogo, ritengo molto grave che non siano state attentamente ascoltate dall'organizzazione le sopravvissute alla prostituzione, che si trovano nella migliore condizione per poter valutare una situazione che  esse ritengono costituisca una forma particolarmente violenta di mercificazione degli esseri umani.
Riporto qui  le parole di due di loro: Marie-Josée Michaud e Rose Sullivan:
 
"Benché sosteniate di voler evitare che questa industria faccia delle vittime, ignorate la voce di chi ne è uscita e sa che è impossibile regolamentare la violenza.
La nostra esperienza ci ha permesso di constatare che è impossibile regolamentare la prostituzione in modo tale che i prodotti umani siano in essa rispettati. Finché continuerete a sostenere che è possibile gestire un mercato nel quale gli esseri umani sono i principali prodotti, noi continueremo a denunciare la vostra posizione e ad invitare la popolazione a boicottarvi" 
 
Ritengo poi essenziale differenziare rigorosamente l'approccio giuridico proibizionista che prevede l'applicazione di una sanzione, penale o pecuniaria, a tutti gli attori del sistema, prostitute incluse, da quello abolizionista che non punisce  queste ultime.
Vorrei ricordare, en passant, che esistono Paesi che hanno adottato una politica imperniata sulla regolamentazione e che pure irrogano pesanti sanzioni pecuniarie e, talora penali, nel caso di mancato pagamento delle multe, alle prostitute che non si attengono scrupolosamente alle prescrizioni normative. Due soli esempi? L'Austria e la Svizzera.  
Sì,  proprio la Svizzera, il Paese tanto decantato dai sostenitori e dalle sostenitrici nostrane della regolamentazione.
Vorrei soffermarmi poi più estesamente su questa affermazione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International:
 
"la sanzione al cliente ha una sua logica diciamo etica, ma potrebbe rappresentare una indiretta forma di violazione dei diritti delle e dei sex worker. Si ritroverebbero di fatti obbligate a accettare clienti più pericolosi, il loro lavoro diventerebbe ancora più rischioso".
 
A commento di questa asserzione,  riporto anzitutto alcuni dati sulla violenza nei confronti delle prostitute commessa negli Stati che ispirano la loro politica alla regolamentazione. Sono cifre riportate in un mio articolo pubblicato sul blog di Massimo Lizzi
 
Secondo il rapporto prodotto dal governo della Nuova Zelanda nel 2008 “la maggioranza delle sex workers intervistate ha sostenuto che la decriminalizzazione della prostituzione poteva fare ben poco per ridurre la violenza esercitata” nell’industria del sesso. [justice.govt.nz p.14]
Nel Nuovo Galles del Sud (Australia), un ufficiale di polizia che si occupa della tratta ha così commentato gli effetti della regolamentazione: “Benché l’intenzione fosse quella di offrire un ambiente di lavoro sicuro alle sex workers, è accaduto il contrario, vale a dire che i magnaccia e i gestori dei bordelli hanno acquisito più potere e si sono arricchiti”  A Victoria, in Australia, un funzionario di polizia si è lamentato che “molti bordelli non vengano controllati da anni“, mentre il Project Respect, un’organizzazione che offre aiuto alle donne nella prostituzione, ha sostenuto che l’accesso ai locali dove si praticano rapporti mercenari “è limitato e a discrezione della direzione di ciascun bordello“.  [Jacqui Hunt, Direttrice di Equality Now, ufficio di Londra]
Neppure l’installazione di dispositivi come i pulsanti di emergenza nelle stanze ove si esercita la prostituzione garantisce la sicurezza delle persone che la praticano. Nei Paesi Bassi, dove, teoricamente, tutte le camere dei bordelli e delle vetrine dovrebbero esserne provviste, il 70% delle donne prostituite confessa di aver subito uno stupro nell’esercizio della propria attività.
In Colombia il 59%, in Germania il 52%, in Messico (dove sono state intervistate anche le lap dancers) il 48%, in Turchia il 68% delle donne prostituite sono state minacciate con armi. Negli stessi Paesi rispettivamente il 70%, il 61%, il 59%, l’80% di loro ha subito violenze fisiche; il 47%, il 63%, il 46% e il 50% di loro è stata stuprata. Sono dati ricavati da uno studio di Melissa Farley del 2003 (pag.43) e si riferiscono a Stati che hanno adottato una normativa di regolamentazione della prostituzione.
Vi sembrano accettabili i rischi corsi dalle prostitute in questi Paesi?  I loro diritti, alla vita e all'integrità fisica in primis, vi paiono rispettati? Amnesty conosce questi dati?  E quelli ufficiali sulla violenza nei confronti delle prostitute prodotti dal governo tedesco o, per quanto riguarda Amsterdam,  da un'associazione  favorevole alla prostituzione come TAMPEP?  Non bastano  queste cifre ad indurre a considerare la prostituzione un'istituzione violenta e contraria ai diritti umani? Che cosa ci vuole ancora per ammetterlo? La nostra azione e quella di un'organizzazione che si propone tutelare i diritti umani non dovrebbe essere diretta, anziché alla normalizzazione della prostituzione,  alla pressante richiesta rivolta ai governi di introdurre un reddito garantito e di implementare politiche sociali e del lavoro che offrano valide alternative all'89% delle donne che, secondo uno studio di Melissa Farley, vorrebbero cessare di praticare la prostituzione? E non dovremmo ingaggiare una battaglia culturale che produca un mutamento della sessualità maschile e del modo di concepire la donna?
Perché non si può regolamentare la violenza, scrivono le due sopravvissute alla prostituzione Marie-Josée Michaud e Rose Sullivan. No, non si può.
Ma  proseguiamo il discorso.   La Svezia, si è sostenuto, ha adottato una legge di criminalizzazione dei clienti che ha  prodotto un incremento della violenza nei confronti delle prostitute.  Questa idea è ripresa in alcuni articoli, in particolare di Laura Agustin, e in certi documenti, soprattutto  in un breve riquadro (p.38) del rapporto della Commissione mondiale sull'HIV   delle Nazioni Unite   del 2012.  Tuttavia, come ha acutamente svelato la giornalista Florence Rovira Torres di Rue89, ( che ha dato prova di maggior rigore scientifico di Commissioni ONU e di celebri accademiche ), una lettura scrupolosa delle fonti e della bibliografia di questi diversi documenti dimostra che non esiste alcuno studio sistematico che consenta di giustificare queste affermazioni. Gli articoli di Laura Agustin pubblicati su blog  e la maggior parte dei rapporti che scrivono di un aumento della violenza  nei confronti delle prostitute in Svezia o di un deterioramento delle condizioni di lavoro rinviano a tre fonti, che risalgono a 10 o più anni fa e -  la seconda, in particolare- non contengono affermazioni così categoriche come parrebbe dai documenti che li citano.
La prima fonte è nota come rapporto di Malmö ed è stata prodotta dalla polizia nel 2001. Su questa relazione riporto la traduzione del corrispondente passo  dell' articolo pubblicato dall'eccellente giornalista Florence Rovira Torres:
 
Se, inizialmente, la polizia di Malmö (terza città della Svezia) aveva notato con preoccupazione il deterioramento delle condizioni della prostituzione di strada, oggi afferma che la situazione è migliorata, trascorsi i primi tre anni dalla penalizzazione.
Nel 2001, due anni dopo la penalizzazione dei clienti, un rapporto (conosciuto come il "rapporto di Malmö") della prefettura della Scania (regione a sud della Svezia), richiesto dall'Ufficio nazionale della polizia, aveva rilevato, in qualche paragrafo, la riduzione del numero dei clienti della prostituzione di strada e la drastica diminuzione delle tariffe. Secondo questo rapporto, le prostitute dovevano conseguentemente moltiplicare i clienti e accettare rapporti senza preservativo.
La prefettura non indica le fonti dalle quali ha ottenuto queste informazioni. Tuttavia, il rapporto è una delle principali fonti delle tesi sull'aumento della violenza e le sue deduzioni sono state riprese da un gran numero di pubblicazioni, soprattutto dal ricercatore Don Kulick  in una rivista scientifica di alto livello
 
"Sono io ad aver fornito questa informazione agli autori" - spiega a Rue89 Christer Thulin, investigatore della polizia di Malmö, incaricato dal 1999 di perseguire gli "acquisti sessuali". Afferma anche:
"I due autori non hanno fatto alcuna personale ricerca".
 
Christer Thulin ritiene ancor oggi che la situazione delle prostitute in strada si fosse effettivamente deteriorata nel primo anno della penalizzazione. Conferma anche che questa situazione era legata, a quell'epoca, al consumo di eroina:
 
"Nel 1999 c'erano circa 180 prostitute  in strada a Malmö, l'80% delle quali erano eroinomani. Le altre avevano un altro tipo di dipendenza o avevano malattie psichiatriche".
 
Secondo questo poliziotto, la dipendenza induceva queste  donne a prostituirsi nelle condizioni più rischiose, per potersi pagare la droga. Ora, dopo qualche anno, spiega Christer Tulin, esse sarebbero riuscite ad uscire dalla prostituzione, grazie ad un più facile accesso ai trattamenti sostitutivi con metadone.
 
"C'è voluto un po' di tempo  per vederne gli effetti. Ma le prostitute che si trascinavano nelle strade di Malmö nel 1999 hanno abbandonato la prostituzione. Sappiamo che non  si sono spostate, cambiando il luogo ove si prostituiscono. Le incontro ogni tanto. Oggi molte lavorano. Quelle che hanno ancora problemi, non  si prostituiscono però e stanno meglio".
 
La direttrice dell'équipe di consulenza e di sostegno di Malmö, Susanne Streer, si occupa delle prostitute della città. Spiega che tutte quelle che lavorano in strada hanno gravi problemi di tossicodipendenza e consumano eroina.
E ciò, evidentemente, grazie alla possibilità di fruire di trattamenti sostitutivi con il metadone che eliminano la necessità di ricorrere alla prostituzione per procurarsi l'eroina.
La seconda fonte è un rapporto dell'Ufficio Nazionale della Salute e degli affari sociali svedese ("Socialistyrelsen) sulla situazione nel 2003, che  a p.9 giunge  a una conclusione assai meno perentoria di quella che parrebbe doversi dedurre dagli articoli e dai saggi degli autori contrari alla legge svedese e favorevoli alla legalizzazione della prostituzione:
 
Non possiamo dire con certezza se la violenza legata alla prostituzione sia aumentata oppure no. Alcuni informatori parlano di maggiori rischi per le prostitute, ma pochi hanno
osservato un aumento effettivo della violenza .
 
La terza fonte è rappresentata da un rapporto del Ministero della Giustizia norvegese  del 2004  [riassunto on line ] che si basa essenzialmente sulle due fonti precedenti. Ricordo che la Norvegia ha poi adottato il modello svedese.
Questo rapporto inizia notando che non esistono studi  sul tasso di violenza nei confronti  delle prostitute né sulle conseguenze della legge e che non esistono prove documentali, né presso gli ospedali né presso gli uffici di polizia, che attestino un aumento o una diminuzione della violenza.
Gli autori hanno, tuttavia, raccolto due testimonianze che indicherebbero una recrudescenza della violenza:
- l'ostetrica di Malmö Helena Cevers - che secondo Christer Thulin è però anche una delle fonti del "rapporto di Malmö"- affermava di aver ricevuto la visita di un maggior numero di donne abusate dopo la penalizzazione.
- la seconda testimonianza è quella di un anonimo impiegato di un centro per le donne SDF, che sosteneva che le donne dovevano ora "assumere le proprie decisioni rapidamente, senza assicurarsi della bontà del cliente".
La sua opinione non è condivisa da operatrici del settore come Karin Sidenvall, assistente sociale e terapeuta da diversi anni al Centro sulla prostituzione di Stoccolma (un centro specializzato pubblico e gratuito), che, intervistata da Rue89, ritiene che l'idea di un deterioramento delle condizioni di lavoro delle prostitute a causa della penalizzazione dei clienti sia un mito:
 
"Le persone che vengono da noi non parlano di un peggioramento delle condizioni. E non mi hanno mai parlato di clienti più violenti dopo la penalizzazione. Noi notiamo, al contrario, che esse percepiscono la legge come un riconoscimento della loro sofferenza. Per loro, questa legge riconosce che la prostituzione è una violenza ". 
 
Concludendo: non esiste, quindi, alcuno studio che dimostri che la penalizzazione dei clienti abbia prodotto in Svezia gli effetti nefasti paventati. Si potrebbe, al contrario, ipotizzare che l'illegalità dell'acquisto degli atti sessuali costituisca uno strumento di difesa delle prostitute che possono minacciare di denunciare i clienti, nel caso in cui questi intendano ricorrere alla violenza.
Vorrei ricordare, inoltre, che in Svezia esiste un' associazione di prostitute assolutamente favorevole alla legge. Si chiama PRIS.
Va rilevato, poi, come l'idea che la penalizzazione dei clienti produca la clandestinità della pratica prostituzionale non tiene conto del fatto che  i rapporti sessuali sono già di per sé, com'è ovvio,  sottratti agli sguardi degli osservatori.
Se si è inoltre convinti, malgrado non esista alcuno studio che lo dimostri, che la prostituzione in Svezia si sia quasi interamente trasferita  su Internet, questo non significa che sia diventata clandestina, occulta, sommersa, come giustamente osserva il commissario di polizia Jonas Trolle: "Non è difficile individuare le donne.Le scopriamo nello stesso modo in cui le trovano i clienti: per mezzo dei forum in rete e degli annunci", giacché i rapporti sessuali mercenari, ovviamente, devono essere pubblicizzati. [Qui la traduzione in francese dell'articolo: http://ressourcesprostitution.wordpress.com/category/allemagne/]
Sulla prostituzione in Svezia vi invito soprattutto a leggere il dossier predisposto da Didier Bois dell'organizzazione ZéroMacho da me tradotto.
Ne riporto ampi stralci:
 
La Cancelliera della Giustizia svedese, così come i procuratori e i poliziotti ( che sono tutti persone attendibili) e gli assistenti sociali attestano che le persone prostituite dicono loro di sentirsi più  sicure in Svezia che negli altri Paesi in cui hanno venduto sesso. I magistrati e i poliziotti comprovano anche il successo del modello nordico di divieto di acquisto dei rapporti sessuali, "uno sbarramento contro la tratta", e smentiscono la leggenda della clandestinità diffusa negli altri Paesi europei dall'industria del sesso.
Il rapporto governativo di valutazione della legge (2010)
In Svezia una commissione indipendente e presieduta dal Cancelliere della giustizia ha concluso che la legge ha avuto effetti sostanzialmente positivi su tutte le persone coinvolte (ad eccezione dei magnaccia, dei trafficanti e dei clienti). il numero delle prostitute di strada si è ridoto della metà.
Evoluzione della mentalità: il 13,6% degli uomini pagava "prestazioni sessuali" prima del 1999 e la maggioranza della popolazione era contraria alla legge.  Oggi, meno dell'8% degli uomini acquista prestazioni sessuali e il 70% della popolazione è favorevole alla legge di criminalizzazione dell'acquisto dei rapporti sessuali.
La prostituzione in rete è aumentata in Svezia come altrove e non è attribuibile alla legge, ma allo sviluppo di Internet. Si trovano molti più annunci on line nei Paesi vicini.
Dopo aver ascoltato le testimonianze delle donne prostituite e delle ex prostitute, degli assistenti sociali, dei poliziotti e di altre persone direttamente interessate, nel 2010 la commissione ha concluso che la legge rappresentava un ostacolo all'insediamento dei trafficanti e dei magnaccia e aveva determinato una riduzione della criminalità organizzata.   
 
Constatazioni dei magistrati
La magistrata internazionale di Stoccolma Lise Tamm, la Cancelliera della giustizia svedese Anna Skarhed, il procuratore Thomas Ahlstrand di Göteborg hanno tutti confermato l'efficacia del modello nordico (che penalizza i clienti) nella repressione della tratta. Tutte queste persone attendibili hanno anche smentito formalmente l'opinione che la legge abbia spinto alla clandestinità le persone prostituite. Al contrario! Esse hanno affermato che le persone prostituite sono più sicure grazie alla legge che vieta l'acquisto dei rapporti sessuali.
 
 Lise Tamm, procuratore capo del tribunale internazionale di Stoccolma, davanti alla Commissione speciale francese sulla prostituzione, ha detto il 5 novembre 2013:
 
 "Nel 1999, quando la legge è stata approvata in Svezia, si pensava che la prostituzione sarebbe diventata clandestina. Ora, questa legge è in vigore da parecchi anni e non abbiamo assolutamente constatato una maggiore vulnerabilità, un rischio più accentuato per le donne [che si prostituiscono]. Assolutamente. Al contrario! Esse ricevono maggior sostegno dai servizi sociali e dalla polizia che cerca di salvarle. [Che la legge sulla prostituzione abbia prodotto un aumento della clandestinità] è un mito infondato. Coloro che continuano a sostenerlo, portino le prove! Prove che io non ho mai visto. Eppure opero sul campo!...E' un mito...E' un argomento infondato...All'epoca, nel 1999, pensavo che la prostituzione sarebbe diventata clandestina. Non era vero!"
 
Lise Tamm nega che la legge svedese abbia prodotto un deterioramento delle condizioni di vita delle persone prostituite e parla, al contrario, di una loro maggior tutela.
 
 
Il procuratore Thomas Ahlstrand di Göteborg guardava con scetticismo alla legge del 1999.
 
"Prima del 1999, pensavo: "Perché dovremmo intervenire  nella sfera privata delle persone?" Poi ha iniziato a occuparsi della tratta delle persone a scopo di sfruttamento sessuale e ha constatato l'efficacia del modello nordico. "Grazie al divieto di acquisto del sesso, ci è più facile identificare magnaccia e trafficanti. Oggi penso che questo divieto sia una delle migliori invenzioni svedesi".
Secondo il procuratore svedese, la cosa è molto semplice: "Il divieto di acquisto di sesso dà accesso alle organizzazioni sulla tratta delle persone, un accesso che non avremmo mai avuto in caso contrario". (Marzo 2014).
La Cancelliera della giustizia svedese, Anna Sharked, ascoltata come esperta in un'udienza pubblica in Germania al Bundestag (marzo 2014), osserva: "Da voi circolano molti miti sulla legge svedese sulla prostituzione. Oggi avrete l'occasione di sentir parlare della realtà. Quando abbiamo approvato questa legge, avevamo due speranze: arrivare a dissuadere i compratori di sesso e ridurre il numero delle donne costrette a prostituirsi. Volevamo anche rendere la Svezia un Paese meno attraente per i trafficanti. Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissi".
3. Anche gli assistenti sociali svedesi constatano la maggior sicurezza delle persone prostituite in Svezia rispetto agli altri Paesi europei.
 
Lisa Green, assistente sociale di Malmö, ha confutato il mito secondo il quale le prostitute sarebbero precipitate nell'illegalità e le assistenti sociali non sarebbero più riuscite a raggiungerle. E' accaduto esattamente il contrario, ha dichiarato Lisa Green. "Noi diciamo chiaramente alle donne che non devono essere loro, ma i clienti a provare un senso di colpa e di vergogna. E' per questo che si fidano di noi. Inoltre  continuiamo a raggiungere le donne là dove si trovano: in strada, negli hotel, in rete" (Udienza pubblica al Bundestag, marzo 2014)
"Minori violenze, salari più elevati, il "mercato" svedese sembra più sicuro per le prostitute". Miki Nagata (assistente sociale a Stoccolma) si occupa di una giovane donna che, dopo essere stata escort in Germania, esercita oggi in Svezia. "Si sente più sicura, perché sa che può recarsi dalla polizia se è vittima di un cattivo cliente. La legge riequilibra un po' il rapporto di forza in senso favorevole a queste donne".
 
[...]
 
4. La polizia svedese  afferma che la penalizzazione dell'acquisto dei rapporti sessuali è diventata la principale arma nella lotta contro la tratta.
 
Lo confermano le intercettazioni telefoniche. La polizia smentisce formalmente il mito della clandestinità e attesta che le persone prostituite confidano di sentirsi più sicure in Svezia.
Simon Häggström, capo della squadra antiprostituzione di Stoccolma, udito dal Senato francese il 20 maggio 2005, osservò: " Le donne prostituite dicono che la Svezia è un Paese più sicuro degli altri. Molte hanno precedentemente venduto sesso in altri Paesi europei e dicono che gli svedesi che le frequentano hanno molta paura, perché sanno che la polizia li cerca e che devono comportarsi bene perché in caso contrario la donna può chiamare la polizia senza incorrere in alcuna sanzione" (30° minuto dell'intervista)".
L'ispettore Simon Häggström dichiarò anche: "8 clienti su 10 ammettono immediatamente sul posto di aver commesso il reato. 9 donne prostituite su 10 testimoniano. Quando si arrestano dei clienti, molto spesso si trovano i magnaccia. In un giorno solo, quindi si può arrestare un cliente, un magnaccia e si può indirizzare una vittima da un'assistente sociale. L'applicazione di questa legge non richiede enormi risorse: 2 poliziotti e in un solo giorno si concludono molti casi".  (27° minuto dell'intervista).
A Stoccolma prima della legge si potevano contare 80 persone che si prostituivano. Oggi sono solo una dozzina.
Nel 1995 in Svezia, c'erano circa 2500 persone che si prostituivano. Oggi penso che ve ne siano circa 1000. Quindi la tratta e la prostituzione non sono più problemi gravi in Svezia.
Consenso politico: tutti i partiti apprezzano la legge, anche il partito d'opposizione. Tutti pensano che sia una buona legge e vogliono mantenerla in vigore. E' certo la sola cosa sulla quale sono tutti d'accordo.
Tutti i sondaggi hanno dimostrato che l'opinione pubblica è al 70% favorevole alla legge e questo sostegno è particolarmente forte fra i giovani. Eppure, prima della promulgazione della legge, la popolazione svedese era contraria alla criminalizzazione dei clienti.
Si sono registrate delle conversazioni tra magnaccia che sostengono che la Svezia non sia un buon mercato. Dicono che questa legge non gli sta bene, che anche nel caso in cui non vangano arrestati, potrebbero venire arrestati i loro clienti. Quindi non guadagneranno denaro. E sostengono  che andranno in altri Paesi europei con legislazioni differenti. http://videos.senat.fr/video/videos/2014/video22850.html
Mats Paulsson, della sezione di lotta contro la tratta di Västra Götaland: "Per noi, questa legge è veramente utile per svolgere indagini sulla tratta. Ci consente di penetrare nell'ambiente della prostituzione e i clienti ci forniscono molte informazioni... I magnaccia che operano in Svezia devono spostarsi continuamente per non essere scoperti".
Kajsa Wahlberg, commissaria del Consiglio nazionale della polizia e autrice del rapporto nazionale sulla tratta, spiega il funzionamento della legge: "Capita abbastanza spesso che i poliziotti riescano a scoprire un magnaccia in seguito all'arresto di un cliente. Mentre stanno raccogliendo la testimonianza della donna, il prosseneta entra nell'appartamento, chiedendosi perché non risponda al telefono da mezz'ora". Kajsa Wahlberg sostiene che in Svezia non sia possibile lo sviluppo di reti di trafficanti: "I trafficanti controllano al massimo 2 o 3 ragazze".
Zanna Tvilling, della polizia di Stoccolma, conferma e aggiunge che capita abbastanza spesso che i clienti testimonino nei casi di tratta o di sfruttamento della prostituzione.
Questa maggior sicurezza delle persone che si prostituiscono è stata notata anche dalla giornalista Joan Smith:
"Gli uomini svedesi vogliono solo coiti e rapporti orali. Sanno che devono comportarsi bene se non vogliono essere arrestati. Si astengono dall'essere violenti" (Joan Smith, The Indipendent, 26 marzo 2013)
Un'ultima osservazione.
Può definirsi moralistico o paternalistico e caritatevole l'atteggiamento di coloro che constatano, analizzano e denunciano la violenza intrinsecamente connessa alla prostituzione e si preoccupano della vita e del benessere fisico e psicologico delle persone che la esercitano? E' paternalistico battersi perché siano offerte loro valide alternative e differenti prospettive di reddito e di lavoro ? E' moralistico   definire la prostituzione, come  fa la femminista marxista-materialista Carole Pateman,  un'istituzione patriarcale in cui gli uomini vengono pubblicamente riconosciuti come padroni sessuali delle donne?
Non è il vostro, piuttosto, un atteggiamento postmoderno che si limita a procedere alla risignificazione dell'ordine costituito perché ha ormai rinunciato a trasformarlo radicalmente?